Per oltre dieci anni, un dipendente del Comune di Ginevra che lavorava nel dipartimento tecnico del Gran Teatro ha installato telecamere nascoste negli spogliatoi femminili dell’istituzione. Non si trattava di un passante: lavorava lì da decenni. La polizia lo ha arrestato a maggio presso il suo domicilio. Durante la perquisizione dell’abitazione sono state rinvenute migliaia di immagini, alcune di natura esplicita, che potrebbero riguardare centinaia di donne. Le indagini si estendono anche ai bagni e agli spogliatoi di altri luoghi al di fuori del teatro. Da allora è sospeso dal servizio senza stipendio. Una ventina di vittime hanno presentato denuncia formale, così come lo stesso teatro e il Comune di Ginevra.
Ciò che risulta difficile da comprendere è che già nel 2014 era stata scoperta una telecamera nascosta proprio in quello stesso spogliatoio femminile. Il caso non ha avuto conseguenze visibili per il dipendente. Undici anni dopo, un'altra telecamera, nello stesso posto, lo stesso sospettato. La domanda su cosa sia successo tra il 2014 e il 2025 viene già posta da diversi media locali, e l'istituzione non ha una risposta in grado di convincere nessuno.
È possibile che i fatti del 2014 siano caduti in prescrizione. Quelli del 2025, no. E nemmeno quelli relativi ad altri luoghi citati nell’indagine. Il Gran Teatro di Ginevra è una delle istituzioni culturali più emblematiche del Paese. Il fatto che una cosa del genere possa accadere lì, per così tanto tempo, la dice lunga su ciò che succede quando un segnale d’allarme non produce conseguenze concrete.