Nell’agosto del 2023, un bracciante agricolo polacco stava guidando lungo la strada di Collex a Bellevue, nel cantone di Ginevra. Aveva un tasso alcolemico compreso tra 2,08 e 2,88 grammi di alcol per litro di sangue, ovvero più del quadruplo del limite legale. Viaggiava a una velocità stimata compresa tra 80 e 133 km/h in una zona con limite di velocità a 60. Ha sorpassato tre veicoli, ha urtato un cordolo, ha perso il controllo dell’auto e ha investito da dietro un ciclista di 24 anni a oltre 70 km/h. Il ragazzo è morto.
Il Tribunale correzionale di Ginevra lo aveva inizialmente condannato per omicidio doloso: sei anni e mezzo di reclusione e dieci anni di espulsione. In appello, la giustizia cantonale ha attenuato la pena: omicidio colposo, tre anni in totale, metà dei quali con sospensione condizionale, senza espulsione. Il Ministero pubblico e la famiglia della vittima hanno presentato ricorso al Tribunale federale. Il Tribunale federale ha appena dato ragione ai tribunali d’appello, e non al Ministero pubblico.
Il ragionamento ufficiale è il seguente: affinché si configuri l’omicidio doloso, il conducente deve aver “accettato” mentalmente la possibilità di uccidere qualcuno. Il Tribunale Federale ritiene che i conducenti ubriachi tendano a sottovalutare i rischi e a sopravvalutare le proprie capacità. Pertanto, anche se il suo tasso alcolemico era quattro volte superiore al limite consentito, ciò non significa che avesse accettato la possibilità di uccidere qualcuno. E come se non bastasse, lo stato di ebbrezza è stato considerato un elemento attenuante, poiché le sue decisioni sbagliate di quella notte, compresa quella di mettersi al volante, sono state prese in uno stato alterato.
Il ciclista aveva 24 anni, circolava correttamente sulla pista ciclabile e non c’entrava nulla con l’accaduto. L’automobilista sconterà una pena detentiva compresa tra un anno e mezzo e tre anni, a seconda delle circostanze definitive. La giurisprudenza del Tribunale federale afferma espressamente che non intende modificare questo criterio. In Spagna, la vicenda avrebbe preso un’altra piega. In Svizzera, secondo il Tribunale federale, questa è la norma.